Nel ricostruire la storia del Santuario della Beata Vergine di
San Lorenzo il più antico riferimento storico conosciuto è in un
documento redatto nell'aprile del 1162 in Como, relativo alla
vendita di un appezzamento di terreno di un certo Rabuano di
Guanzate a tale Arialdo Vita di Como, uno dei confini del lotto è
indicato come "a meridie est Sancti Laurencii". Altra data certa è il 1497 anno in cui risale l'affresco absidale
della Madonna con il Bimbo, lavoro artistico commissionato da un
guanzatese ancora ignoto, un certo Giovanni Antonio fu A. E' solo
nel 1671 che vengono gettate le fondamenta per il completamento
della Chiesa, del campanile e della nuova sacrestia, grazie al
Sacerdote Don Carlo Landriani che, rinunciando a propri beni, donava
alla Chiesa una rendita annua di 40 lire imperiali e grazie ad una
permuta di terreni con il marchese Galeazzo Visconti dotava il
Santuario di un lungo viale di accesso, maestoso progetto iniziato
nel 1674.
Tutto il complesso verrà chiamato "La Chiesa della Madonna" o più
semplicemente "La Madonna" come ancor oggi si usa.
Nel 1717 si amplia la cappelletta primitiva, in modo da creare una
seconda chiesa con ingresso indipendente da quella centrale, ma
comunicante, sul retro, attraverso la vecchia sacrestia; si amplia
anche il viale d'accesso che risulta essere costituito da un tappeto
erboso con due sentieri laterali e ai fianchi numerosi gelsi e
misura ben 323 metri. Il viale viene successivamente abbellito costruendo 14 cappelle
della Via Crucis: Il progetto è affidato all'architetto Bolti, il
materiale scelto è lo sarizzo e lo stile il barocco e nel 1817 le
cappelle terminate saranno affrescate dal pittore Giuseppe Lavelli
dell'Accademia di Brera di Milano e verranno inaugurate nel maggio
del 1819 con una celebrazione straordinaria di cui restano memorie
negli archivi parrocchiali.
Le cappelle sono state riaffrescate nell'anno 1983 dal pittore Mario
Bogani.
Per dare completezza ed armonicità al viale, nel 1821 iniziano i
lavori dell'attuale ingresso trionfale ad esedra, con piloni su cui
vengono collocate le statue dei quattro profeti: Isaia, Geremia,
Ezechiele, Daniele, scolpite in pietra dallo scultore Antonio Gelpi
e ancora oggi chiamate affettuosamente dai guanzatesi "I quatr'oman".
Nel 1873 si decide di erigere la terza chiesa del Santuario che
viene dedicata a San Giuseppe, soprattutto con l'intento di creare
una simmetria estetica a tutto il complesso, le tre chiese vengono
rese comunicanti attraverso due arcate.
Tra le varie iniziative organizzate per la ricorrenza del
cinquecentenario dell'affresco mariano (1497 - 1997) quella che
lascerà nei secoli un segno è la realizzazione del portale
d'ingresso in bronzo, opera realizzata dallo scultore Mario Toffetti
di Fornovo (BG).
Chiesa Parrocchiale Santa Maria Assunta
La
posa della prima pietra della Chiesa Parrocchiale Santa Maria
Assunta avvenne il 13 luglio 1853 per mano del nobile Carlo Cernezzi,
sulla base del progetto redatto dall'Arch. Giacomo Moraglia.
Nel 1860 i lavori vennero ultimati e nel 1863 Francesco Argenti
realizza l'altare maggiore e le decorazioni; gli affreschi sono
eseguiti dal 1865 dai pittori Luigi Locatelli, Angelo Galloni e
Casimiro Radice che realizza, nella tazza, gli affreschi
dell'Assunta e degli Evangelisti.
Nel 1888 Pietro Fontana completa la facciata, a seguito di donazione
fatta dalla nobile famiglia Cernezzi, sviluppando gli schizzi
dell'architetto Moraglia. Nel 1905 viene realizzata la nuova casa parrocchiale e, inoltre,
viene ampliato il piazzale. Nel 1920 viene risistemato l'altare di
San Cristoforo, dove vengono collocate le reliquie del santo, giunte
a Guanzate sin dal 1860.
Nel 1938 iniziano i lavori per la costruzione del nuovo campanile,
su progetto dell'ing. Guido Aureggi, si allargarono le fondamenta
per l'innalzamento di venti metri sino a raggiungere la maestosa
altezza di 56 metri; vengono quindi installate nuove campane.
L'ultimo restauro completo del campanile fu eseguito nel 1963.
Negli anni successivi vengono sempre fatte migliorie, ultima il
nuovo pavimento in occasione del Giubileo 2000.